Colloqui di lavoro: curiosità, aneddoti, spigolature. (Parte uno).

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Quando la realtà supera la fantasia.

Riguardo i colloqui di lavoro esistono errori divertenti, figuracce improbabili, domande trabocchetto, inciampi illogici, sfortuna subdola, instant karma.

Stiamo parlando delle disavventure dei potenziali candidati per un posto di lavoro alle prese con i soliti ostacoli (solo apparentemente) insormontabili, in lotta per aggiudicarsi la posizione lavorativa e spesso ostacolati dagli scherzi d’un destino beffardo. O da sé stessi.

Colloqui di lavoro: “Mi parli di lei”.

L’indubbio stress legato alla preparazione tecnica del colloquio, della materia che verrà trattata, della miglior versione (apparente e sostanziale) di ognuno, del conflitto psicologico e mentale fra le due (o più, qualora vi siano più esaminatori) personalità sedute ai lati opposti d’una scrivania e inesorabilmente destinate a fronteggiarsi.

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Se non un duello, quantomeno un vero e proprio esame. Ben lontano dall’interrogazione condotta da un docente/professore di cui, bene o male, si conoscono già lati del carattere e punti deboli. Qui ci si trova innanzi a un estraneo che pare osservare il candidato dall’alto della sua posizione di forza: va conquistato e convinto, perché in buona sostanza è lui che può decidere del futuro del candidato.

Vox populi, vox dei. Per cui, quando si parla del destino, si odono commenti che virano verso un lapidario ‘cinico e baro’. In tante occasioni la capillare, puntigliosa, perfezionistica preparazione del candidato è andata a gambe all’aria per questo. In altri casi l’imprevedibile ha fatto la fortuna di candidati assolutamente impreparati o autoconvintisi già sconfitti in partenza. Altre volte ancora s’è concretizzato l’adagio per il quale vale molto di più un colpo di fortuna (o del suo opposto) che non una preparazione accurata e minuziosa.

I consigli non bastano mai.

Uno dei casi più calzanti è quello d’una candidata convocata per un primo colloquio conoscitivo in un ufficio nel centro storico d’una grande città. Il tempo necessario per trovare parcheggio per l’auto è superiore a quello che le è occorso per giungere nella metropoli. È orario di punta, si faticherebbe persino a trovare posto per una bici, i parcheggi multipiano più vicini sono tutti al completo ed è ormai troppo tardi per spostarsi più lontano in auto, parcheggiare e tornare in bus, metro o altro. I minuti scorrono senza sconti. Quando si libera il miraggio d’uno stallo che non sia una beffa occupato da una Smart, la candidata vi si avventa in uno stridere di gomme. Parcheggia senza fare troppi complimenti nei confronti di chi le contesta la priorità del posto mandandolo a quel paese. Paga il tassametro, poggia il biglietto sul cruscotto, schizza via verso l’appuntamento. Giusto in tempo. La collaboratrice che la riceve la fa accomodare con gentilezza e fa presente che l’esaminatrice avrà un po’ di ritardo. La candidata ne è scocciata: tutta la fatica per arrivare in orario e ora le tocca d’aspettare. Dopo quindici minuti la porta si apre, entra chi deve esaminarla nel colloquio, un’elegante signora che le sorride solo con la bocca ma di certo non con gli occhi. Giusto il tempo affinché la candidata riconosca in lei la signora cui, un quarto d’ora prima, aveva soffiato con prepotenza il parcheggio.

Colloqui di lavoro: “Sono molto motivato”.

               C’è chi si è presentato all’ora di pranzo a stomaco vuoto per la fretta di giungere puntuale al colloquio. Lo stomaco che borbotta e il candidato che, per la fame, chiede un sandwich all’esaminatore alla fine della valutazione.

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               Chi ha speso lodi sperticate su sé stesso e le proprie qualità dopo aver scritto sulla scheda conoscitiva preliminare che una delle sue doti principali è l’umiltà.

               Chi è giunto in ritardo al colloquio adducendo come giustificazione di essere appena uscito da un’altra intervista professionale per una posizione analoga in una città limitrofa.

               Durante un video colloquio, l’esaminando commette l’errore di alzarsi dalla postazione innanzi alla webcam mostrando pantaloni variopinti che indossa al di sotto di giacca, camicia e cravatta.

Colloqui di lavoro: mai inventarsi talenti.

               Tra coloro che vestono abiti inadeguati a un colloquio ufficiale, c’è chi si è presentato con una t-shirt che inneggia al sovvertimento dell’ordine costituito caldeggiando con insulti in tema la disubbidienza civile a ogni tipo di ordine o imposizione lavorativa. Il main theme è: ‘Lavora schiavo’.

               Tra coloro che ostentano disinteresse si segnalano quelli che biascicano gomma da masticare, quelli che chattano sullo smartphone, che interrompono il colloquio per rispondere al telefono.

               Infine l’errore più comune: denigrare, criticare, sminuire i precedenti o presenti datori di lavoro.

               L’emozione viscerale e dunque mancanza di lucidità di molti candidati entrata involontariamente quale componente attiva (e distruttiva) del colloquio, rischiano di offuscare l’immagine d’un candidato altrimenti valido, dunque un buon acquisto per l’azienda che volesse assumerlo. Ma mai disperare. Capita un’infinità di volte, motivo per il quale i recruiter della TST ( www.tstconsulting.org ) riescono a riconoscere i segnali, gestendo la situazione e ‘recuperando’ un valido esaminando con metodo e pazienza.

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