Cosa aspettarsi e come prepararsi al meglio.
La recente pandemia ha accelerato processi di cambiamento che stavano già mutando gli aspetti del mercato del lavoro. Ora non è più regola inusuale svolgere un colloquio di lavoro in small talking con il recruiter in modo virtuale, su piattaforme internet che si sono diffuse esponenzialmente. Alla TST (https://www.tstconsulting.org/annunci/ ) le richieste dei candidati mutano e spesso ci si sente domandare quanto sforzo viene compiuto dall’azienda cui si è interessati per diminuire l’impatto sull’ambiente. Di frequente il lavoro viene analizzato facendo riferimento alle percentuali di smart working e di lavoro in presenza. La retribuzione non è più il miraggio per arricchirsi, bensì per ottenere un’indipendenza economica che permetta di sistemarsi nella società, magari facendosi una famiglia e/o accendere un mutuo. Un aspetto non secondario è la flessibilità sia nell’orario che nelle mansioni della potenziale occupazione. Tante sono le rifrazioni d’un panorama in continua evoluzione che si riflettono anche nei colloqui di lavoro.
Colloquio di lavoro: “Cosa sa della nostra azienda?”
Eppure ci sono capisaldi che rimangono inviolabili e inamovibili. Per esempio come prepararsi al meglio prima del colloquio, esaminando qualche strategia che prevede magari un certo look o un inglese di fresco ripasso.
Il dress code è un must che non va mai aggirato o sottovalutato. Determinate occasioni formali necessitano di un abito parimenti. Rigore, eleganza dei dettagli ma nulla di vistoso se si è in lizza per posizioni estremamente responsabili: per parafrasare Giorgi Armani, “la sobrietà è sempre una qualità vincente”. L’estro creativo nel vestire dev’essere lasciato a posizioni più artistiche. La chiave di volta assodata è la sincerità: essere sé stessi anche vestire così come nei concetti espressi attraverso le proprie risposte verbali o scritte. Come diceva Coco Chanel, “l’eleganza è quando l’interno è come l’esterno”. È utile cercare di non infilarsi dentro un paio di scarpe troppo strette solo perché di effimera tendenza. O di non inguainarsi in un abito nuovo e magari poco calzante, quindi scomodo.
Meglio un abbigliamento collaudato e confortevole, che rifletta la propria personalità, che trasmetta il proprio stile, adattato al tono e al genere del colloquio: ci si sentirà maggiormente a proprio agio. Non per nulla i penalisti a stelle e strisce suggeriscono ai propri clienti come vestirsi: un’arma in più per fare buona impressione sulla giuria in tribunale. Mai dare troppo nell’occhio solo per volontà di stupire. Mirate al bersaglio grosso: ossia una via di mezzo, ma sempre tenendo presente lo stile e l’immagine dell’azienda cui vi rivolgete; diverso sarà l’impatto per un marchio sportivo piuttosto che per un distinto ufficio legale.
Investigare per sapere e agire di conseguenza.
Prepararsi raccogliendo informazioni (e ciò vale proprio in ogni modo possibile) sulla realtà imprenditoriale per la quale ci si candida.
Meglio ancora se si riesce ad ottenere dettagli sull’interlocutore nella figura dell’esaminatore. Alle volte i recruiters hanno un profilo Linkedin da cui si può desumere parte della loro personalità e delle esperienze pregresse che possono essere indicative.
Colloquio di lavoro: “Sono esperto e competente”.
Prepararsi in anticipo anche su sé stessi, trovando una risposta pronta (preconfezionata) a ipotetiche domande spiazzanti che tanto dilettano i recruiters: come si descriverebbe, in una sola parola? Cosa le piace di più di sé stesso? Perché dovremmo assumerla? Cosa la rende il candidato ideale? Cosa pensa di avere più degli altri candidati? E molte altre ancora.
Sempre in quest’ ambito, affilate le vostre competenze in funzione di ciò che era richiesto sull’annuncio per il posto di lavoro, al fine di strumentalizzarle al meglio.
Tenere nella cartella/zaino/borsa anche un c.v. in altre lingue; possibilmente di quelle richieste nel profilo del candidato tratteggiato dall’azienda. L’esaminatore della TST (https://www.tstconsulting.org/annunci/ ) avrà senz’altro (e in bella mostra) il vostro curriculum sulla scrivania del colloquio, ma potrebbe mettervi alla prova fingendo di non trovarlo e chiedendovelo: sempre meglio essere preparati.
Colloquio di lavoro: “Cosa sa del mercato in cui siamo inseriti?”
Allenarsi. Come per qualsivoglia sfida. Che sia un duello o una competizione sportiva. Non conta partecipare, ma vincere. Quindi simulare un colloquio in un role play con amici o conoscenti, cercando con questi ultimi di ipotizzare quelle che potrebbero essere le domande per poi trarne le risposte conseguenti in base alla figura professionale richiesta. In tale contesto cercate (cum grano salis) di essere propositivi: nulla vieta di sottoporre all’esaminatore riflessioni o ricerche sull’azienda che avete condotto per vostra iniziativa e che considerate utili; un po’ rischioso, ma se funziona di sicuro sarete ricordati positivamente.
Studiatevi prima tutte le possibilità per arrivare in anticipo all’appuntamento, senza rischiare ritardi: dal traffico all’indirizzo preciso (chiamando per conferma che le vostre informazioni siano aggiornate quanto a topografia). Meglio una manciata di minuti prima per poter familiarizzare con il luogo nuovo, cercare di rilassarsi un pochino, rileggere quella parte di documentazione che avete con voi e che sapete essere importante.
Ricordate sempre che un’azienda non bada solo a quello che sapete, ma osserva anche come vi comportate e come vi rapportate durante il colloquio di lavoro.