La calma è potenza sotto controllo.
Dopo aver riletto più volte il profilo richiesto, fatto ricerche su azienda e selezionatori, preso ogni genere d’informazioni, essersi preparati in ogni dettaglio su sé stessi e sulle attività dell’azienda che interessa per essere al meglio durante il colloquio di lavoro. Ossia quando viene il momento del confronto faccia a faccia. Con un interlocutore o in un colloquio di gruppo, in uno o più colloqui di lavoro.
Durante il colloquio di lavoro: “Quali esperienze ha maturato?”
Bisogna lasciare nell’esaminatore un’impressione positiva e un ricordo nitido. Lo small talking preliminare ora è alle spalle, le due (o più) controparti hanno già sviluppato un’idea epidermica riguardo l’un l’altro (o l’un gli altri), si entra nel vivo e questo comporta mantenere una calma olimpica (o zen, se si preferisce) a partire dai respiri profondi e concretizzare la massima concentrazione. Qui di seguito alcuni consigli tecnici, partendo da un concetto basilare: essere trasparenti e sinceri; mai barare sulle proprie competenze e capacità: sono tutti segreti di Pulcinella che a un navigato esaminatore non sfuggirebbero, con squalifica immediata.
Sebbene fase propedeutica del colloquio e chiusura in crescendo siano rilevanti per lasciare un ottimo ricordo di sé, indubbiamente è il corpo centrale del dialogo che riveste la maggior importanza. Se un candidato riuscirà a rispondere preparato al fuoco di fila di domande su competenze tecniche e su qualità organizzativo-relazionali, portando a proprio vantaggio esempi pratici su successi aziendali acquisiti, su corsi formativi o sviluppi di capacità personali che in pochi possono vantare, sottolineando i punti di contatto con quella che è la posizione richiesta, instaurando un rapporto paritetico, educato e cordiale col recruiter, le probabilità di successo si consolideranno al punto da mettere una seria ipoteca sul posto di lavoro.
Preparate un elenco di eventuali referenze: è prassi non generalizzata, ma averlo pronto da sottoporre all’eventuale richiesta del recruiter della TST (https://www.tstconsulting.org/annunci/ ), è sempre mossa vincente.
Durante il colloquio di lavoro: “Descriva la sua personalità”.
Su un tablet o un classico taccuino si possono annotare fulminei spunti per domande che il candidato si riserverà di porre all’interlocutore man mano il colloquio procede. Rilanciando argomenti appena discussi: con chi dovrebbe interfacciarsi la posizione richiesta nell’annuncio? In che modo le diverse divisioni aziendali collaborano fra loro? Quale sarebbe una giornata lavorativa tipo? In che modo verrebbe valutata la qualità del lavoro di questa posizione? Ci sono caratteristiche precise richieste in questo ruolo? E così via.
Si presuppone che una posizione lavorativa potenziale abbia molti punti di sovrapposizione/contatto con le precedenti esperienze del candidato: fondamentale ‘piegare’ queste ultime per conformarle al meglio con quelle richieste. Inutile dire che è sempre un bene riportare eventuali successi o iniziative aziendali lodevoli: sempre in modo oggettivo e mai celebrativo, o si trasformano in un autogol.
Durante il colloquio di lavoro: “Sono ottimista: quando comincio?”
Mai assumere un atteggiamento supponente o distratto, provocatorio o aggressivo.
Mai dare la colpa ad altri di propri insuccessi.
O scaricare brutalmente i precedenti datori di lavoro.
Non scadere mai nel pettegolezzo: è squalificante come poche altre attitudini.
Utilizzare un linguaggio semplice e diretto, senza scivolare nel volgare o nel gergale.
Rispondere alle domande in modo sintetico e preciso il più possibile. Non svicolare.
Prestare attenzione al linguaggio del corpo: può dire tante cose sulla personalità del candidato. È una forma di comunicazione non-verbale. Porgere una stretta di mano per nulla convinta, masticare il cappuccio della Bic, accavallare continuamente le gambe, sporgersi troppo in avanti, non stare fermi sulla poltrona, giocherellare nervosamente con un oggetto, guardare di continuo le lancette dell’orologio, sbirciare il cellulare che magari continua a vibrare (o a suonare), inalberare sorrisi falsi e forzati, non seguitare a fissare il pavimento, rinunciare a mantenere una postura con la schiena dritta, sono tutte cose da non fare.
Soluzione? Prepararsi e fare pratica. Magri con l’aiuto d’un amico o d’un conoscente, ascoltando il suo giudizio e le sue critiche facendone tesoro, riascoltandosi dopo ave registrato un audio o recitare davanti a uno specchio.