Dopo il colloquio di lavoro. (Parte due).

INDICE

Fine o nuovo inizio?

               I tempi per un feedback riguardo alla propria performance dopo il colloquio di lavoro, non sono schematici o rigorosamente prefissati. In base a quanti candidati si sono presentati, in funzione della complessità della posizione ricercata, tenendo conto del calendario si va da pochi giorni a più settimane (festività frammezzo; importanti impegni prefissati per l’azienda come fiere o mostre internazionali; presentazioni o conferenze stampa per nuovi incarichi del management o nuovi prodotti per il pubblico; cause di forza maggiore come imprevisti di qualunque natura per l’imprenditore, responsabile delle Risorse Umane o lo stesso recruiter; ecc.).

               Dopo il colloquio di lavoro: “Sono propositiva e instancabile”.

               Il miglior compromesso (non vincolante) è sempre quello di chiedere un ordine di grandezza proprio al recruiter della TST (https://www.tstconsulting.org/annunci/ ) e proprio in chiusura di colloquio. Ma nel caso in cui i tempi s’allunghino (magari inspiegabilmente), per contenere ansia e agitazione, preoccupazione e ipotesi negative, si può inviare una mail indagatrice e, successivamente, una (eventuale) telefonata diretta all’head hunter che ha tenuto il colloquio o direttamente in azienda se il processo conoscitivo era già giunto a questa fase.

               Uno dei principi basilari di ‘Tecnica e Psicologia di vendita’ è quello di non andarsene da un incontro infruttuoso senza almeno alcune informazioni utili per future vendite/contatti di vendita. Clonando quel principio in quest’ambito, è importante non scoraggiarsi o abbattersi nel caso d’esito negativo. Trucco astuto è quello di chiedere garbatamente motivazioni di rifiuto ed eventuali punti deboli della propria candidatura: farne tesoro e lavorarci sopra per eliminare i difetti. Lasciandosi con la richiesta di poter eventualmente ricontattare gli interlocutori in una futura selezione. Non dimenticarsi mai che, se si è stati convocati, il proprio c.v. non è da sottovalutare. Mai perdersi d’animo. Invece esaminare a freddo quelli che sono stati i punti deboli della propria presentazione: l’autoanalisi è un percorso intelligente per futuri colloqui vincenti.

Dopo il Colloquio di lavoro - face to face 05

               Dopo il colloquio di lavoro: “Mi elenchi le sue competenze”.

               Nelle ore successive alla chiusura del colloquio, buona regola è avvertire coloro che hanno avvalorato e avallato le referenze del candidato con note confermative. Quest ultimo dovrà informare costoro che in qualunque momento consono potrebbero ricevere una telefonata informativa da parte del selezionatore.

               Molti recruiter tacciono alcune verità. Abili e navigati esperti della psiche umana, non dicono tutto: se c’è un altro esaminando in testa alla classifica; quanta importanza rappresenta l’esaminando per quella azienda: ciò nell’ottica di non dover contrattare salario o fringe benefits, orario lavorativo o ferie e permessi; controllano regolarmente l’impatto dell’esaminando sui vari social in cui appare. Tutte nozioni esperienziali che il candidato dovrebbe tenere presente specie nel finale e nel dopo colloquio per fortificare la propria immagine e i suoi contenuti: è sempre piacevole, dopo un primo esito positivo, dialogare alla pari e contrattare per vedersi assegnare uno stipendio più alto.

Dopo il Colloquio di lavoro - face to face 06

               Dopo il colloquio di lavoro: “Sono un leader motivatore”.

               Da ultimo, certo non per importanza quanto per la singolarità, è rifiutare la proposta di lavoro da parte del candidato a colloquio positivamente concluso. Le argomentazioni da manifestare al recruiter (sempre con cordialità ed educazione) possono variare parecchio. Anche un altro incontro di lavoro ha dato esito positivo e la proposta è più interessante. Dopo un approfondimento in azienda si scopre che il lavoro non è all’altezza delle proprie aspettative; o che è sottoqualificato; o che alcuni dettagli importanti non coincidono (ad esempio il numero di giorni in trasferta sono maggiori di quanto ventilato, il che comporta disagio logistico e organizzativo per il candidato); che la proposta retributiva prevede parte dello stipendio rimunerato in modo differente dalle aspettative (la percentuale di fisso e quella provvigionale si discosta da quanto indicato); ulteriori informazioni sull’azienda si sono rivelate negative; ecc. Pertanto non è squalificante opporre una cortese ‘no’ alla proposta.

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