Durante il colloquio di lavoro. (Parte due).

INDICE

La calma è potenza sotto controllo.

               Mai fidarsi di un recruiter: può spiazzare il candidato in ogni momento con domande trabocchetto, insensate o illogiche durante il colloquio di lavoro. Ovvio, sono provocazioni per testare il carattere dell’esaminando, ma a nulla vale recriminare: i professionisti dei colloqui di lavoro sono pur sempre loro e a loro spetta decidere.

               Durante il colloquio di lavoro: “Lei come si definirebbe?”

                Vale la pena consigliare anche per un metodo che è divenuto d’uso ed esempio comune in molti settori. Prende le mosse dal mondo dell’entertainment (cinema/TV) ed editoria, ma può essere accostato anche nei colloqui di lavoro con modalità differenti solo nell’applicazione. Un autore (ma non solo) ha spesso la necessità di presentare nuovi progetti. Il più delle volte a produttori o editori indaffaratissimi che sono schiavi delle lancette dell’orologio. Il concetto nasce negli Stati Uniti dove il mondo dell’entertainment è estremamente sviluppato e concorrenziale. Poiché il tempo è tiranno e la soglia d’attenzione scema a velocità vertiginosa, nell’ipotetico, fortuito incontro in ascensore fra l’autore e il grande produttore, nell’occasione fortunatissima che il destino ha creato per un faccia a faccia, occorre che l’autore sappia spiegare in poche parole d’impatto un plot d’estrema efficacia per un film/libro o quant’altro. Ovvio, lo speech dev’essere preparato con cura in precedenza e memorizzato in modo ferreo a prova d’ansia per la concitazione del momento. Il tutto in pochi secondi per risvegliare l’interesse del produttore e proseguire nel discorso non appena quest’ultimo uscirà dalle sliding doors all’ultimo piano dove lavorano le menti decisionali. Non a caso questo meccanismo viene definito elevator pitch.

Durante il Colloquio di lavoro - face to face 01

Sempre sull’elevator pitch.

               È ormai gergo tecnico, che comunque può essere replicato applicandolo (più in piccolo e con meno ansia) anche davanti alla scrivania del recruiter. Quando l’esaminatore chiede al candidato di presentarsi in poche parole, il concetto di sintesi ed efficacia dei termini scelti e un discorso appassionato, possono fare la differenza. Di sicuro il metodo la fa se i concetti esposti sono quelli giusti, mentre è del tutto inutile se esprimono nozioni sbagliate o ben lontane dalla filosofia professionale che il recruiter vuole sentirsi esporre per poter poi coniugare gli skills e le attitudini del candidato col profilo ricercato. Buona norma è usare il timbro di voce giusto (possono essere utili registrazioni che permettono di riascoltarsi), ripeterlo più volte per affinarlo, essere propositivi espandendo le proprie idee circa l’apporto che il candidato potrebbe fornire all’azienda facendo leva in modo convincente sulle proprie competenze.

               Durante il colloquio di lavoro: “Sono acuto e brillante”.

               Sempre più spesso le aziende valutano il candidato e la risorsa che rappresenta in base alle sue soft skills. Sono doti che possono addirittura prevalere sulle competenze tecniche strettamente dette. Ossia viene attribuita una valenza addirittura paritetica fra le due in base alle capacità dell’esaminando di relazionarsi con gli altri, di vere doti d’empatia perfettamente espresse, di comunicare con sicurezza e chiarezza, la capacità d’inserirsi in un team, di creare e mantenere ottimali rapporti di lavoro con loro, di essere produttivo e di raggiungere risultati senza perdere di vista l’obiettivo finale magari in condizioni di estrema pressione. Quindi va sempre tenuta presente la capacità di problem solving del candidato possibilmente in un lavoro in team. Bene quindi specificare nel c.v. le competenze supplettive oltre a quelle tecniche: possono diventare un vantaggio competitivo nella rosa dei candidati quanto e più il gradimento d’una lingua straniera aggiuntiva. Bene sottolineare capacità creative e di flessibilità nell’ampliare il proprio range di responsabilità e mansioni aziendali, le capacità organizzative dimostrate nel pregresso assieme a entusiasmo, pensiero positivo, curiosità e desiderio d’imparare. In buona sostanza, una ‘risorsa’ in ogni senso per l’eventuale, futuro datore di lavoro che apprezzerà il potenziale di crescita dimostrato in vista di future leadership.

Durante il Colloquio di lavoro - face to face 02

               Durante il colloquio di lavoro: “Mi elenchi le sue competenze”.

               Mentre il tempo scorre e ci si avvicina al finale, a seconda dell’andamento del confronto lo si potrà percepire come nei commenti di Einstein a proposito della relatività: se le cose procederanno bene non ci si accorgerà del tempo che passa, esattamente come due innamorati al loro primo incontro; se la piega del discorso non sarà quella sperata, apparirà come rimanere seduti su un blocco di ghiaccio e pensare a quanto sia interminabile tutto quanto.

               Vedremo quindi in un prossimo articolo della TST (https://www.tstconsulting.org/annunci/ ), cosa fare nel ‘dopo’ colloquio.

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